Nuovo Master Affiliate per Regno Unito ed Irlanda

Il nuovo Master Affiliate per Regno Unito ed Irlanda LPI UK è TDM Open Source Services () di Worcestershire, Inghilterra.

Jim Lacey, presidente e CEO di LPI ha affermato che “LPI ha lavorato con figure chiave del TDM Open Source Services per diverso tempo e quindi saluta con piacere questa nuova partnership che consentirà di sviluppare corsi di formazione professionale e programmi di apprendistato nel Regno Unito ma anche in tutta l’Unione Europea.
TDM è l’aggiunta ideale per il nostro network di affiliati europei impegnati nella promozione di soluzioni professionali Linux ed Open Source.”

Mr.Lacey sottolinea in particolare il lavoro innovativo di TDM nel fornire servizi professionali e-learning di apprendistato attraverso servizi di formazione IT
che includono la certificazione LPI.

TDM (www.tdm.info) è una azienda di servizi e software Open Source. L’azienda è centrata sullo sviluppo di soluzioni eLearning personalizzate grazie al supporto
del lavoro di sistemisti, sviluppatori software, web designer, insegnanti e manager della formazione.

Derrin Kent (direttore generale di TDM) afferma di “Essere particolarmente onorati di essere diventati il nuovo affiliato per la Certificazione LPI nel Regno Unito ed in Irlanda.
Sappiamo che questa è la scelta giusta sia per noi che per LPI.
Grazie all’esperienza professionale del nostro team, è una conseguenza logica per noi occuparsi di tecnologie Open Source all’interno di percorsi formativi professionali per
professionisti dell’Open Source.
LPI è veramente l’unica certificazione Linux presa in considerazione da impiegati ed imprenditori
impegnati nel mercato.
Il successo di LPI risiede nella sua neutralità: i nostri referenti difficilmente adottano una sola distribuzione Linux”.

Mr. Kent ivita alla partecipazione e alla cooperazione altre organizzazioni impegnate nella formazione IT nel Regno Unito e in Irlanda per sviluppare insieme soluzioni innovative relativamente al programma di certificazione LPI:
“Il successo di TDM è dovuto alla sua capacità di condivisione e nell’adozione di codice di programmazione innovativo di terze parti… proprio come è la natura del progetto Linux in generale.
Crediamo che possiamo raggiungere livelli ancor più alti di successo adottando un simile approccio per lo sviluppo collaborativo del programma Open Educational Approaches and Resources grazie all’intervento di fornitori di corsi di formazione LPIC Training.
Siamo attivamente alla ricerca di nuovi partner nel Regno Unito di tipo Academic and Commercial.
Siamo particolarmente interessati a partner interessati all sviluppo collaborativo di competenze, approcci, curricula e materiale didattico per la fornitura di LPIC nel Regno Unito.

Una intervista per Linux a Stefano Zacchiroli

SCENARI DI CRESCITA

LICI: Debian è un progetto con una storia importante. In che paesi Debian è più diffusa ed utlizzata? Con i cambiamenti sociali avvenuti in questi ultimi anni nei vari scenari mondiali, hai notato una crescita del progetto in qualche area particolare?

Stefano Zacchiroli: Per un progetto software libero è difficile valutare con precisione il numero dei suoi utenti. Gli utenti sono liberi di, se non addirittura incoraggiati ad!, aiutarsi reciprocamente passandosi copie del software scaricato senza necessita di registrarsi, notificando i vendor del fatto che usano tale software. Debian, come molte altre distribuzioni, usa varie stime per capire dove si trovano i suoi utenti: correlazioni con la base di membri del progetto, volume del traffico su mailing list in lingua, gruppi di utenti, etc.  In base a tali stime siamo stabilmente insediati in Europa e Nord America, in crescita stabile in Sud America, Giappone ed Oceania, più carenti in Cina ed India — dove sembra che molti progetti software libero fatichino a trovare contributori volontari.

LICI: Debian sta avviando un profondo processo di mutazione della gestione della multiarchitettura. Questo tipo di progetto è in qualche modo legato alla crescita anche del mondo mobile? Ci sono progetti, idee o esperienze nuove in questo senso?

Stefano Zacchiroli:
 Una delle caratteristiche di punta di Debian è, da sempre, il supporto per un vasto numero di architetture. Debian Squeeze rilasciata in Febbraio ne supporta una dozzina, dai dispositivi embedded fino a super-computer, con 2 kernel diversi (Linux e FreeBSD).

Per le architetture di interesse del settore mobile, siamo stati tra i primi a supportare ARM, l’architettura che oggi va per la maggiore su smartphone e tablet; abbiamo continuato a crederci anni fa quando molti davano ARM per morta. Stiamo lavorando per Wheezy ad un port “armhf” (ARM Hard Float) per, che su tablet di alta gamma dà speed-up considerevoli. Continuiamo inoltre a credere nelle architetture MIPS, snobbate da molti, ma sulle quali Android è stato portato di recente. Il
futuro di Debian sulle architetture tipiche del mondo mobile non potrebbe quindi essere più roseo!

Multi-arch sarà un grosso cambiamento in Wheezy e permetterà agli utenti di utilizzare pacchetti di architetture diverse sulla stessa macchina evitando ricompilazioni ad-hoc per ogni possibile combinazione di architetture. Il caso d’uso più comune resta però quello desktop, per utilizzare binari a 32 o 64 bit sulla stessa macchina, e su alcune architetture per grossi server tipicamente utilizzati per cloud privati. C’è una utilità importante di multi-arch per le architetture embedded, ma sarà principalmente per gli sviluppatori, in quanto multi-arch semplificherà la cross-compilation.

SAAS E FUTURO DEL SOFTWARE LIBERO


LICI:
 Con la diffusione del SAAS sta crescendo l’utenza che si affida, per lo storage dei dati e per la propria quotidianità applicativa, ai grandi data center, utilizzano applicativi on-line.
Come valuti questi cambiamenti? Pensi che impatteranno sulla prossima generazione di sviluppatori e generalmente sulla cultura dell’opensource? In che modo?

Stefano Zacchiroli: SaaS ed il cosiddetto “Cloud” costituiscono in effetti una rivoluzione: stanno spostando la computazione lontano dagli utenti verso computerfarm che non sono sotto il loro controllo. Sfortunatamente, è una rivoluzione negativa che induce due enormi problemi di interesse per il Software Libero. Il primo problema è sempre più spesso agli onori delle cronache: la privacy ed il controllo sui dati che, teoricamente, appartengono agli utenti, ma che di fatto  appartengono ai SaaS provider. Il secondo problema è che alcune delle difese che abbiamo usato finora per promuovere il Software Libero hanno perso di efficacia:
licenze come la GPL non garantiscono agli utenti di software “in the cloud” la libertà di eseguirlo, studiarlo, modificarlo e redistribuirlo.
Licenze più recenti come la AGPL offrono migliori garanzie, ma sono ancora troppo poco diffuse e, forse, sono arrivate troppo tardi. In questo contesto, tutte le distribuzioni rischiano di perdere di rilevanza per gli utenti finali, seppure restando di grande interesse per i SaaS service provider che le usano giornalmente.

Riappropriarci di computazioni, dati e dei nostri diritti su di essi è la principale sfida della nostra epoca digitale. Non capire questo passaggio chiave rischia di portarci a vincere la battaglia storica di avere GNU/Linux su ogni desktop e cellulare, in un mondo nel quale tutte le computazioni “interessante” per gli utenti avvengono altrove. Ci sono strategie promettenti per vincere questa nuova battaglia, una su tutte è l’uso di economicissimi plug server in ogni casa, uniti tra loro da mesh network, con software distribuiti e federati, a partire da applicazioni quali i social network.

Uno dei progetti più avanzati in tal senso è quello proposto dalla FreedomBox foundation. Debian è un’ottima scelta di distribuzione per plug server e sta attivamente collaborando con la fondazione per realizzare questa visione.

LICI: Nella giungla di licenze software, Debian seleziona con attenzione quelle che considerate libere (rif DFSG), in particolare GPL e BSD.
Guardando la problematica dagli occhi degli sviluppatori, cosa ne pensi dell’uso della CLA (Contributor License Agreement), ormai obbligatorio per molti progetti importanti della galassia open source?

Stefano Zacchiroli: È un discorso abbastanza complesso, che purtroppo suscita spesso reazioni manichee.

Partiamo dal “folklore” delle comunità Software Libero storico. Secondo tale folklore, tutti gli interessati ad un certo software (Libero) hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Esiste una licenza — spesso copyleft come le varie GPL, oppure più liberale come le BSD — associata ad ogni progetto. Chi contribuisce rilascia le sue
contribuzioni al progetto sotto quella licenza (inbound); chi vuole utilizzare quel software lo fa sotto quella stessa licenza (outbound). Questo modello tradizionale è stato definito recentemente “inbound=outbound”.

I Copyright Assignment Agreement (CAA), così come molti dei CLA che tu citi, cambiano questa simmetria. Con tali strumenti giuridici si stabilisce che qualcuno (e.g. un’azienda) degli attori interessati ad un certo software è “più uguale” degli altri e potrà in futuro compiere azioni, come ad esempio cambiare la licenza dell’intero progetto software, che ad altri attori (e.g. un membro della comunità) sono precluse. Questa differenza è chiaramente ingiusta e deve essere motivata.

La motivazione “serve per potere passare a licenze future che meglio difendono il Software Libero” non tiene, almeno per le licenze copyleft versionate. Tutte le licenze della famiglia GPL ad esempio offrono la possibilità di scegliere “version X or above”; versioni recenti permettono persino di delegare la scelta di se passare o meno ad una nuova versione ad entità terze parti. Non servono quindi CAA/CLA per fare ciò.

La motivazione “serve per license enforcement” è più ragionevole e la accetto. Personalmente però, ritengo accettabile firmare CAA/CLA verso associazioni non-profit con una chiara governance e molto meno firmare CAA/CLA verso un’azienda for-profit. Troppo spesso negli ultimi tempi abbiamo visto aziende un tempo “amiche” del Software Libero cambiare idea repentinamente, magari in seguito ad acquisizioni.  Con queste tipo di precisazioni in mente, ogni contributore di codice può fare la sua scelta.

LICI: Ad una startup che vuole far crescere un nuovo progetto, magari vendendo il servizio in SAAS, restando fedele alla filosofia open, che licenza consiglieresti di usare?

Stefano Zacchiroli: Credo che si possa e si deva fare business con il Software Libero e credo che tale scopo si possa perseguire anche nel contesto di SaaS. Una tale startup dovrebbe agire secondo il motto “libertà per i nostri utenti”: libertà di controllare i propri dati e libertà di spostarsi su servizi concorrenti. Per molti, queste libertà saranno un valido motivo per *restare* su un servizio SaaS che offre tali libertà.

In termini di licenza, nessun dubbio: AGPL. È la licenza che ha, oggi, nel mondo di SaaS e del cloud, la stessa importanza che aveva la licenza GPL 20 anni fa, nel mondo dei personal computer.


RELAZIONI INDUSTRIALI


LICI:
 Quali valuti siano le relazioni più importanti che mantiene il gruppo Debian e che contribuiscono maggiormente alla sua crescita?

Stefano Zacchiroli: Abbiamo molti partner industriali nel nostro “Partners Program”, senza averne alcuno di “speciale”. Non esiste una, o poche aziende, che possono considerarsi le aziende di riferimento di Debian. Tutte le decisioni del progetto vengono prese dai responsabili di pacchetti e/o altre parti del progetto, e tali responsabili vengono scelti spontaneamente in base alla qualità ed alla quantità del lavoro svolto.

Ciò nondimeno, ci sono aziende che riconoscono di avere un interesse strategico nel contribuire a Debian e, a tal fine, decidono di aiutare il progetto in vari modi. Ad esempio donando denaro che usiamo per finanziare i nostri eventi, quali la conferenza annuale DebConf [1] ed il nostro programma di sprint [2]. Altri modi di  aiutarci per le aziende sono quelli di donarci hardware (solitamente server di alta gamma), offrire hosting o altri servizi sempre relativi all’hardware, o ancora
prendersi carico di mantenere all’interno della distribuzione Debian pacchetti specifici (caso abbastanza raro).

[1] http://www.debconf.org
[2] http://wiki.debian.org/Sprints

LICI: Ormai sono un pò di anni che Canonical con il progetto Ubuntu ha fatto la sua entrata in scena. Oggi Canonical è tra gli sponsor della DebConf, quindi i rapporti sembrano buoni. Ad oggi, che tipo di relazione c’è tra i due progetti? Esistono e che dimensioni hanno i reciproci contributi?

Stefano Zacchiroli: Ho parlato lungamente di questo aspetto, recentemente, al recente Ubuntu Developer Summit 2011 [3]. In quell’occasione ho fatto il punto di circa un anno e mezzo di lavoro, sia dal lato Debian che dal lato Canonical, nel migliorare le relazioni tra Debian e Ubuntu che qualche anno fa non erano certamente rosee.

[3] http://upsilon.cc/~zack/talks/2011/20111031-uds.pdf

Oggi le relazioni tra Debian e Ubuntu hanno confini abbastanza chiari. Debian è la base su cui Ubuntu e costruita, circa i 3/4 dell’archivio Ubuntu (75%) sono costituiti da pacchetti Debian semplicemente ricompilati, ed un altro 15% circa sono pacchetti Debian modificati e ricompilati.

Ognuna delle due distribuzioni ha un ruolo ed una missione importante. La visione che abbiamo cercato di spingere è quella di un ecosistema di distribuzione del software libero fluido, nel quale diversi vendor basano il proprio lavoro su quello degli altri. Pensiamo che ogni vendor debba, oltre a dare il proprio contributo, impegnarsi a farlo fluire verso il proprio upstream. Solo in questo modo si massimizza la ricaduta delle proprie migliorie, si raggiunge la più ampia base di utenti
possibili e, in fondo, si è dei buoni cittadini del Software Libero.

Oggi una quantità importante di lavoro fatto in Ubuntu ritorna in Debian, ed è una quantità in forte aumento rispetto a pochi anni fa. Penso sia un effetto, tra le altre cose, anche del fatto che abbiamo creato canali di comunicazioni tra Debian e le sue distribuzioni derivati (come il Derivatives Front Desk [4]), nonché attivato altre
iniziative per aiutare le distribuzioni derivate da Debian (ne esistono circa 130) a contribuire il loro lavoro in Debian stessa.

[4] http://wiki.debian.org/DerivativesFrontDesk

Oltre a mantenere questo standard in futuro, mi piacerebbe vedere maggiori sforzi per facilitare l’arrivo di tecnologie native di distribuzioni basate su Debian, in Debian stessa. Ce ne sono molte di tali tecnologie, ma faticano a “risalire il fiume” verso upstream. Capisco la naturale necessità di differenziarsi delle derivate e di
costruirsi un solo mercato, ma più sapremo spingere tali tecnologie upstream, più ne garantiremo il successo sul lungo termine.

LICI: Infine, oltre alle donazioni (http://www.debian.org/donations), che invitiamo tutti i lettori a fare, qual’è la cosa di cui piu’ avete bisogno in questo momento per far crescere il progetto?

Stefano Zacchiroli:di nuovi membri del progetto :) , come in tutti i progetti di volontari.
<https://nm.debian.org>
<http://wiki.debian.org/HelpDebian>.

 

Stefano Zacchiroli anche su identi.ca

An interview for Linux to Stefano Zacchiroli

EVOLUTION OVERVIEWS

 

LPI: Debian is a project with an important history. In which countries Debian has been adopted? Relating to the several social revolution occured throught the world, have you noticed a grow of the project in some specific areas?

Stefano Zacchiroli: It is difficult to measure the final users of a free software project. Users are free and invited to help each others copying and downloading software withou logging. Debian, as other distro, try to measure its users: taking account of its project membres, measuring the traffic of its mailing lists, etc. We think to be well inside Europe and North America and emerging in South America, Japan and Oceania while we have some difficulties in China and in India where it is more difficult to get volunteers for the projects.

LPI: Debian is radically changing its multiarchitecture strucutre. All this is due also to the mobile technology? Are there any specific projects about mobile opportunity?

Stefano Zacchiroli:
 One of the top advantages of Debian is the support to several differnt kinds of informatic architectures. The Debian Squeeze developed on February support embedded as super-computers ones with two different kernels (Linux and FreeBSD).

Relating to mobile technology we are being the first ones to adopt ARM for smartphone and tablet devices in front of a general misunderstanding about ARM. We are implementing a Wheezy ad un port “armhf”
(ARM Hard Float) solution to speed-up high-level tablets. We continue to involve ourselves in the MIPS architectures recently connected to the Android technology. Debian’s future on mobile devices is a great future as you can see!

Multi-arch will be a great change in Wheezy and will support end-users in adopting different architectrures on the same computer without the need of specific recompilation. The most common solution will e the desktop one, to take advantage of 32 and 64 bit on the same computer and specifically on some servers for private clouding procedures. There is also an important multi-arch utility specifically oriented for sostware developers  as multi-arch is going to improve cross-compilation in a simpler way.

SAAS AND FREE SOFTWARE FUTURE.


LPI:
 With the SAAS spread there always more users taking advantage of great data centers for their daily storage procedures. Which the impact on next open-source software devolepoers generation?

Stefano Zacchiroli: SaaS  and the so-called “Cloud” are a real revolution: the processing is getting far from end-users and getting near to out-of-control computer farm.  Unfortunately, it is a negative revolution connected to two great problems for free software. The first one is the very known privacy and data control problem, as data are owned by end users but managed by Saas providers. The second problem is that some defensive strategies are no more effective: GPL licences cannot permit to end users to process, study, edit and share softeware in a free way. Renewed licenses like AGPL offer more granting conditions but are less known ad perhaps developed too late.  In this way, distro are less important for end users while are of great interest for daily SaaS service provider activities.

The ownership of processing, data and digital rights is the real challenge of our time. Do not understand this concept means to implement GNU/Linux in every desktop and mobile devices while the “processing” stand in other places. There are some interesting solutions to face these kind of problems such as the implementation of very cheap plug server, connected eac others by mesh
networks, with distributed softwares starting from social network applications.

One of the most itneresting project is the one proposed by the FreedomBox foundation. Debian is a very good distro for plug server as it is collaborating with the foundation for designing this kind of vision.

LPI: Among all software licenses, Debain select the free ones (rif DFSG) as GPL and BSD.
Form software developers point of view, what do you think about CLA (Contributor License Agreement) nowdays a very common solution in the open source world?

Stefano Zacchiroli: It is a very complicted reasoning.

Relating to a common reasoning model every fellows engaged in a free software project have the same duties and rights: there are copyleft licences as GPLs or some more liberal solution as BSD ones related to each project. Contributors (inbound) and users (outbound) design the “inbound=outbound” model.

Copyright Assignment Agreement (CAA) relates to different degrees of rights as some privileged users (as for example a company) can change the licence of a whole software project. This difference of rights is actually a problem.

CAA/CLA should not be used as an evolution towards new licens that should protect free software in a better way as GPL licences already offer the possibility to choose X version or above ones including also the possibility to choose new third party version.

CAA/CLA  solution can be applied for “license enforcement” duties although it would be better to sign CAA/CLA agreements with non-profit organizations rather then withfor-profit companies. In recent times we have seen too often companies collaborating with free software projects changing idea in a very fast way due to commercial partnership and every software developers should take into consideration these kinds of reasoning before making its choice.

LPI: Which kind of licence should adopt an open source startup company implementing a SAAS service?

Stefano Zacchiroli: We can and we must do business by means of free software and also in the SaaS field. Otherwise a startup involved in the SaaS business should provide “freedom for its users” by menas of right to manage data including also the right to move its services to other companies. For many people these reasons will be good reasons to *stay* in a free service like that.

No doubts AGPL licence is the right licence for SaaS and cloud service as AGPL licence has the same importance of GPL one 20 years ago for personal computer field.


INDUSTRIAL RELATIONSHIPS


LPI:
 Which are the most impostant relationships for Debain and its growth?

Stefano Zacchiroli: We have a lot of industrial partners within our “Partners Program”, and no special ones.  There are not some companies that can be considered more important for Debian. The project decisions are taken by project managers realting to the work’s quality and quantity  developed.

Nevertheless there are several companies that have strategical interests in the Debian development and support the project with financianl efforts, useful for our events as the DebConf [1] and the sprint program [2]. Other companies give us hardware (top servers), hosting and other hardware services or some times take into account the development of specific packets.

[1] http://www.debconf.org
[2] http://wiki.debian.org/Sprints


LPI:
 Canonical and Ubuntu project are DebConf sponsors: which relationships between these two linux projects?

Stefano Zacchiroli: I have faced this topic recently at the Ubuntu Developer Summit 2011 [3]. I have pointed out the state of the art of Debian-Canonical relationship after some troubled years.

[3] http://upsilon.cc/~zack/talks/2011/20111031-uds.pdf


Nowdays the realtionship between Debain and Ubuntu is a clear one.

Debian is the base-software of Ubuntu, at least 3/4 of Ubuntu archive (75%) is made up of Debian recompiled packages, some 15% packages are modified and recompiled Debian ones.

Each distro has an important mission and role.
The vision is a fluid free software distributed ecosystem  where different vendors cooperate each others towards a common upstream developing linux in the best way as possible, reaching many users as possible, and being in some way good free software citizens.

A lot of work made by Ubuntu turn into Debian and the figures of this involvment grow year after year: a direct effect of the several communication channels (as for the Derivatives Front Desk [4]) enstablished between Debian and its derived distributions all of them (about 130) involved in turning back developments inside Debian.

[4] http://wiki.debian.org/DerivativesFrontDesk


This kind of standard must be implemented in the furue along with with more involvments Debian based technologies within the same Debian: there are a lot of 
such kinds of technologies but some times meet difficulties to reach the upstream.
I understand the need to find different and specific markets but a technology upstream means long distance successful goals.

LPI: We invite our readers to give donations (http://www.debian.org/donations) to your important project and along with money what do you need for your growth?

Stefano Zacchiroli: new project members :) , as it is a volunteer project.
<https://nm.debian.org>
<http://wiki.debian.org/HelpDebian>.

 

Stefano Zacchiroli also on identi.ca