Conferenza Europea e-Skills 2013

In crescita il divario di competenze tecniche: più di 500.000 posti di lavoro mancanti nel settore IT

Bruxelles 10 dicembre 2013. Oltre 300 esperti da tutta Europa hanno partecipato alla “European e-Skills 2013 Conference” organizzata dalla Commissione Europea il 10 dicembre 2013 a Bruxelles. Sono attualmente 274.000 i posti di lavoro disponibili nel settore ICT in Europa e questo numero è destinato a crescere fino a 509.000 entro il 2015. Entro il 2020 la cifra potrebbe – a seconda delle previsioni – crescere fino a 750.000-1.380.000. Sono tutti potenziali nuovi posti di lavoro che il mercato dovrebbe essere pronto ad assorbire e che, usando le appropriate misure, i governi nazionali europei e le industrie hanno la possibilità di generare.

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Una ricerca di Empirica, commissionata dalla Commissione Europea, mostra che la crescita dei posti di lavoro è altissima nelle posizioni altamente qualificate come Gestione, Architettura ed Analisi, dove sono necessarie anche competenze di e-Leadership. Queste posizioni sono normalmente occupate da esperti di ICT ed altri manager (non ICT). Mentre la forza lavoro è cresciuta del 2% in un anno dal 2011 al 2012 e crescerà del 3% per il 2015. Già questa cifra è impressionante ma quando ci concentriamo solo sulle competenze dei professionisti il tasso di crescita è ancora più alto, tra il 4 ed il 10% entro il 2015.
Di gran lunga questi alti tassi di crescita vengono raggiunti dai posizioni di livello manageriale, gestione dell’architettura e analisi. Qui i possibili tassi di crescita sono cinque volte superiori rispetto alla media. Nell’ultimo anno il numero è cresciuto di un impressionante 9%, una cifra che aumenterà ulteriormente raggiungendo il 16% nel 2015.

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È necessario sviluppare competenze adeguate per i professionisti ICT, suscettibili ad una riduzione dei posti di lavoro, per aggiornare le loro conoscenze, in modo da renderli resistenti ai cambiamenti che si verificheranno con lo sviluppo dell’automazione e dell’off-shore. In queste due aree – professionisti ICT e posti di lavoro a livello di gestione, business ed architettura – l’Europa ha un grande potenziale nel creare rapidamente un gran numero di posti di lavoro sostenibili nel tempo.
In definitiva la sfida non è solo occupazionale, ma comprende la possibilità di creare un pool di talenti per una grande forza lavoro europea. Questo non include soltanto tecnici ICT ma, molto importante, anche coloro che vengono definiti e-Leader e che sono in grado di ispirare, motivare e guidare un team multi disciplinare di professionisti, capaci di utilizzare la tecnologia in modo creativo, per esplorare le opportunità digitali, innovare il business e coinvolgere altre parti interessate.

 

Gli Stati membri dell’UE stanno affrontando la mancanza di e-Skills, competenze tecniche
I governi stanno aumentando in modo significativo i loro sforzi per affrontare la carenza di competenze attraverso politiche, iniziative e partnership.
Questo è stato un passaggio chiave della conferenza in cui sono stati presentati, per la prima volta, i risultati di un’analisi delle politiche nazionali in materia di competenze tecniche, capacità e-Leadership e alfabetizzazione digitale effettuate in tutti gli Stati membri dell’UE.
Rispetto ad una precedente valutazione, rilasciata nel 2010, l’indice di attività e-skills misura la politica nazionale e le attività dei soggetti interessati, valutando le politiche e le iniziative nel campo delle competenze informatiche nazionali. Questo indice è aumentato tra il 2009 ed il 2013 da 2.4 a 2.9 (su una scala di 5).
Tra gli Stati membri dell’UE troviamo paesi che mostrano livelli elevati o molto elevati di attività. Dei 27 Stati membri, 12 hanno un valore di 3 o superiore, sulla scala a 5 punti per le attività di e-Skills.

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I Paesi più impegnati ed attivi sono il Regno Unito e l’Irlanda. Anche Belgio, Germania Danimarca, Francia, Malta, Paesi Bassi e Svezia sono molto attivi nel garantire un adeguato approvvigionamento di professionisti ICT sul mercato del lavoro, per oggi e per il futuro.
Gli interventi messi in atto sono molti. Ci sono chiare indicazioni della Commissione Europea con la comunicazione su “e-Skill per il 21° secolo” e più recentemente il lancio della “Grande Coalizione per il Lavoro Digitale” del presidente Barroso del marzo 2013, taldi indicazioni hanno spinto gli stati membri ad impegnarsi in dibattiti pubblici sull’argomento in modo da dare risposte adeguate.
Tuttavia il grado di integrazione e la coerenza delle politiche è ancora limitata in diversi Stati membri. Nella maggior parte dei Paesi manca una strategia o l’argomento continua a non attirare l’attenzione nel processo decisionale dei diversi settori interessati. Colpisce il fatto che quei Paesi europei che mostrano livelli significativi di attività nel campo delle competenze informatiche, hanno la percentuale più alta di lavoratori ICT nella loro forza lavoro e allo stesso tempo un alto indice di innovazione e competitività, come il Networked Readiness Index (NRI), che misura le capacità economiche di sfruttare appieno le il settore ICT per aumentare competitività e sviluppo.

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Ci sono ulteriori segnali positivi da quei Paesi che potrebbero essere descritti come “low performer”, che hanno cominciato a diventare attivi, due di loro, Lituania e Polonia, con programmi di e-Skills nazionali appena iniziate con la “Grande Coalizione per il Lavoro Digitale”. Anche altri 10 Stati membri, soprattutto dal Sud e dell’Est Europa, stanno per lanciare programmi simili.

Le competenze di e-Leadership stanno entrando nell’agenda politica europea

In diversi Stati membri dell’UE stanno emergendo iniziative legate all’e-Leadership, ma l’istruzione superiore in questo settore è quasi inesistente.
Le competenze descritte come di e-Leadership sono quelle che permettono alle persone di guidare uno staff qualificato e con diverse competenze verso l’individuazione e la progettazione di modelli di business, sfruttando le opportunità chiave di innovazione, utilizzando al meglio le evoluzioni del settore ICT fornendo valore per le proprie organizzazioni.
Con l’eccezione di Danimarca, Germania, Finlandia, Malta, Paesi Bassi e Regno Unitolo, lo sviluppo di politiche in questo settore è ancora all’inizio. Programmi di istruzione superiore, corsi universitari e scuole di business sono spaventosamente inesistenti.

Una ricerca commissionata dalla Commissione Europea rivela che, su più di 1000 programmi individuati e analizzati, solo 20 hanno il potenziale per un programma di e-Leadership nel futuro, dal momento che sono programmi post laurea che combinano ICT e business, indirizzati a coloro che hanno esperienza professionale – non a tempo pieno -, rivolti a manager con esperienza, ad altissimo livello tecnico e avendo come requisito di ingresso una significativa esperienza commerciale e un obiettivo di business.

La risposta da parte del pubblico della conferenza è stata molto positiva, la decisione è stata infatti che c’è un’urgenza per l’Europa, che deve affrontare rapidamente questo problema, mobilitando tutti i soggetti interessati, a livello europeo, con un’iniziativa congiunta per lo sviluppo di programmi di istruzione superiore di e-Leadership che soddisfino le esigenze non solo di grandi azienda ma anche delle PMI e di tutti gli imprenditori che rappresentano la grande maggioranza dei datori di lavoro in Europa. Questi programmi devono essere accompagnati da politiche nazionali ed iniziativa collaterali.
E’ in questo contesto che la Commissione Europea presenterà nel gennaio 2014 una campagna di comunicazione e sensibilizzazione paneuropea “e-Skills for Jobs” e una nuova iniziativa di e-Leadership concentrandosi su imprenditori, manager, utenti avanzati del settore ICT, nelle PMI e startup.

 

Maggiori informazioni su www.eskills2013.eu

Esame Linux Essentials in italiano

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Linux Essentials, primo programma di certificazione Linux per il settore della formazione, è disponibile in italiano esclusivamente nei i test center autorizzati.

Creato in collaborazione con una comunità di insegnanti, formatori ed esperti di tutto il mondo, il programma “Linux Essentials” prepara le prossime generazioni ad acquisire quelle abilità necessarie per riempire la crescente carenza di professionisti in un settore variegato come quello IT.

 

Il mercato del Software Libero in Italia nel 2013

Linux Professional Institute è orgoglioso di presentare i risultati dell’indagine FOSS 2013 realizzata per analizzare il mercato dei servizi offerti dalle aziende italiane con Software Libero ed Open Source; il report è disponibile su http://foss2013.lpi-italia.org.

Con questa indagine, rilasciata con licenza Creative Commons, iniziamo un percorso di conoscenza dell’ecosistema delle aziende che lavorano con il Free e Open Source software. Il percorso proseguirà nel 2014 con nuove iniziative e programmi.

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Le 311 organizzazioni che hanno partecipato all’indagine sono state intervistate con tecnica CAWI (Computer Assisted Web Interview). L’indagine è stata realizzata principalmente con due modalità di lavoro, tramite invito mail rivolto agli utenti LPI Italia e dando evidenza della ricerca attraverso la pubblicizzazione su siti/blog di settore, motori di ricerca e social network. Le interviste sono state realizzate nel mese di settembre 2013.

Per la buona riuscita dell’indagine avevamo un campione obiettivo pari ad almeno 300 interviste.

 

Il Software Libero nella Pubblica Amministrazione Italiana

Il dibattito sull’uso del software FOSS (Free ed Open Source Software) nella Pubblica Amministrazione italiana sembra essere giunto ad una conclusione: la PA adesso è obbligata, dopo aver compiuto un’analisi comparativa, a dare la priorità al software FOSS.
Sarà compito dell’Agenzia per l’Italia Digitale definire procedure e criteri per giustificare questa scelta.

Da gennaio ad ottobre di quest’anno l’Agenzia per l’Italia Digitale ha convocato un gruppo di lavoro il cui compito era di definire i criteri di valutazione del software (art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale).
Verrà a breve lanciata una consultazione pubblica per l’adozione di un testo definitivo su quelle linee guida, che diventeranno un importante strumento operativo per la scelta del software.

Le PA italiane ed europee hanno l’obbligo di fornire servizi efficienti ad imprese e cittadini, condividendo soluzioni software, discutere le best practice e condividendone le esperienze. Sono questi gli obiettivi del Programma sull’Interoperabilità delle Soluzioni per le Pubbliche Amministrazioni Europee (ISA), istituito dalla Commissione Europea.

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Gli enti pubblici avranno la stessa libertà di quelli privati nel decidere se acquistare, sviluppare e rilasciare il software con le condizioni del software FOSS. Le PA italiane sono infatti obbligate a distribuire il software, da o per loro sviluppato, con il relativo codice sorgente non modificato, alle altre amministrazioni. Questo significa che la distribuzione avviene non solo tra le PA ma anche nei confronti dei cittadini, il loro scopo primario infatti è servire la comunità, soddisfacendo un interesse pubblico, non l’acquisizione di una posizione sul mercato.

Per questi motivi, quando un’amministrazione pubblica realizza, progetta, sviluppa o distribuisce software, il suo valore sta nell’utilizzo, nella capacità di rendere l’apparato amministrativo e l’adempimento della propria missione più efficace.
In altre parole, per la Pubblica Amministrazione il software non è un prodotto ma un servizio.

Per questo motivo il ritorno sull’investimento viene misurato in termini di efficienza, che deve essere misurata sia come risparmio delle risorse (pari uscite o una maggior produzione rispetto alle risorse), risparmio nel lungo periodo (minori costi di aggiornamento, modifica, migrazione o comparsa di nuovi sistemi più efficienti) ed in effetti positivi nell’economia in generale o locale (effetto spillover).

Questi pareri sono stati accolti dalla Corte Costituzionale nel 2010 con la Sentenza n. 122 del 22 Marzo. In sostanza il software free ed open source non riguarda una particolare tecnologia, marca o prodotto ma esprime una caratteristica legale. Ciò che differenzia il software free ed open source da quello proprietario è la differenze dei diritti di licenza dei programmi. Le decisioni sull’adozione dell’una o dell’altra modalità contrattuale appartiene all’utente, quindi, in questo caso, alla PA che adesso ha una significativa preferenze nei confronti dei software FOSS.

Fonte: opensource.com
Foto: flickr.com