Open Source ma non troppo

L’Open Source è sempre stato un tema per dibattiti anche accesi. Oracle, per esempio, è ancora in causa con Google per violazione del copyright sull’uso delle API Java. E la complessità delle licenze Open Source può solo peggiorare.

La versione originale in inglese di questo articolo è online QUI.

Redis Labs, il fornitore commerciale del progetto Open Source Redis, ha annunciato un’altra modifica al suo modello di licenza.


La “Commons Clause” di Redis

La società, che ha appena raccolto un finanziamento “Serie E” da 60 milioni di dollari, ha cambiato la sua licenza a Dicembre per includere una nuova “Commons Clause”, che si è aggiunta alle licenze Open Source esistenti “consentendo a tutte le autorizzazioni della licenza originale di rimanere valide tranne per la capacità – “Vendere” – il software come definito nel testo. “

L’ultima licenza, tuttavia, è ancora più esplicita. Secondo TechCrunch, la licenza – che Redis Labs sta chiamando Redis Source Available License – consente agli utenti di accedere e utilizzare il codice di Redis Labs nel loro software, purché tale software non sia: “un prodotto database, un caching engine, uno stream processing engine, un search engine, un indexing engine o un serving engine di tipo ML/DL/AI.”

In altre parole, non può essere un concorrente commerciale diretto di Redis Labs.

Contro AWS

La nuova licenza è vista come una mossa contro AWS. Come Salil Deshpande, amministratore delegato di Bain Capital (un investitore di Redis Labs) ha scritto l’anno scorso:
“Amazon prende molto da Redis (il database più amato nel sondaggio degli sviluppatori di StackOverflow) senza dare granché in cambio ed eseguendolo come servizio rimarchiato con il nome di AWS Elasticache.
Molti altri popolari progetti Open Source, tra cui Elasticsearch, Kafka, Postgres, MySQL, Docker, Hadoop, Spark e altri ancora, sono stati considerati e offerti come prodotti AWS.
Per essere chiari: questo non è illegale. Ma pensiamo che sia sbagliato e non favorevole allo sviluppo di comunità Open Source sostenibili “.

Redis Labs non è il solo a lamentarsi.

MongoDB, Confluent

MongoDB Inc. ha recentemente lanciato una nuova licenza denominata Server Side Public License (SSPL), che metterebbe limitazioni simili sull’utilizzo del codice MongoDB gratuito da parte dei provider di cloud come AWS.

Confluent ha lanciato una licenza intitolata Confluent Community License che, dichiara l’azienda:
“consente di scaricare, modificare e ridistribuire liberamente il codice (molto simile a Apache 2.0), ma non consente di fornire il software come offerta SaaS (es. KSQL-as-a-service). “

Licenze Open ma non troppo: perché

Gli incentivi per queste società a cambiare le loro licenze sono ovvi.

I fornitori come AWS stanno facendo enormi profitti prendendo il codice libero e facendolo funzionare come un servizio, e aziende come Redis Labs preferirebbero poterne trarre profitto.

Ma il rischio significativo arriva proprio con queste nuove licenze. I progetti Open Source più popolari traggono gran parte del loro potere dalla visione condivisa che sono in grado di sostenere: avere migliaia di ingegneri che usano e si affidano al tuo software è la forma di marketing migliore che si possa ottenere. Di conseguenza, attirandosi l’ira della comunità Open Source, il pericolo non è da poco.

MongoDB, per esempio, è stato lasciato dal gigante Open Source Red Hat, con Tom Callaway di Red Hat che ha dichiarato:
“sembra chiaro che l’intento dell’autore della licenza è di causare paura, incertezza e dubbi nei confronti degli utenti commerciali di software con tale licenza”.

Redis Labs, poco dopo aver adottato la Commons Clause, ha visto generarsi un fork tra il suo codice sorgente e quello di un nuovo progetto completamente Open Source chiamato GoodFORM. Il tutto ad opera di sviluppatori Fedora e Debian.

Mentre abbiamo visto alcune importanti vittorie per aziende specializzate nella creazione di software Open Source, l’acquisizione da 34 miliardi di dollari di Red Hat da parte di IBM è ancora fresca nella mente di tutti – non esiste ancora uno storico consolidato per queste aziende.

Sarà interessante vedere se saranno in grado mantenere l’equilibrio tra la comunità che alimenta il loro successo e al contempo provare a massimizzare i profitti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *