Il futuro assume: ma il settore tecnologico è pronto?

Abbiamo tradotto in italiano l’intervista rilasciata da Matthew Rice, Direttore Esecutivo di Linux Professional Institute, e Lawrence Jones, di UKFast, a Ben Rooth, del Manchester Evening News.


La tecnologia sta disgregando qualsiasi settore. Ma il problema principale, in molti casi, è trovare la persona giusta per il ruolo giusto.

Negli ultimi venti anni il Linux Professional Institute (LPI), organizzazione non-profit con sede in Canada e affiliati in tutto il mondo, ha supportato la formazione e la certificazione delle competenze e conoscenze IT per migliaia di professionisti in oltre 180 Paesi, con oltre 600.000 esami somministrati.

Abbiamo intervistato Matt Rice, durante la sua visita alla filiale inglese, a Manchester, con Lawrence Jones .

Quanto è rilevante il problema dello “skills gap”, lo iato tra competenze e offerte di lavoro, nel settore IT?

Credo che ci siano molte ragioni alla base del “gap”.

In primo luogo, per ogni posizione “figa” in IT, ce ne sono centinaia – o migliaia, forse – che sono “noiose”, come il vecchio lavoro d’ufficio.

E, di solito, un professionista all’inizio deve pagare dazio, cominciando proprio dal lavoro “noioso” prima di passare a quello più interessante e divertente.

In secondo luogo, oggi i datori di lavoro vogliono assumere professionisti che abbiano competenze tali per cui possano contribuire immediatamente ai progetti in corso.

Con il vasto assortimento di opzioni tecnologiche a disposizione è difficile trovare qualcuno che abbia tutte le competenze e conoscenze che si ricercano per un particolare progetto.

Questo significa che spesso i candidati sono dei “junior” che non hanno tutte le competenze e conoscenze richieste, oppure al contrario hanno troppa esperienza, sono sovraqualificati e quindi troppo costosi rispetto al budget per il progetto.

In terzo luogo, la tecnologia avanza veloce e accogliere le tecnologie più avanzate significa poi dover aspettare il tempo necessario perché i professionisti imparino a conoscerle e usarle.

Qual è per le imprese la strategia migliore per affrontare lo “skills gap”?

È straordinario come mi torni spesso alla mente l’esempio: “qualità, velocità, basso costo: scegline due su tre”.

Io credo che le imprese dovrebbero valutare quali siano le loro priorità in termine di soluzione dei loro problemi tecnologici.

La mia personale preferenza va a imprese che adottano una prospettiva a lungo termine e investono nel proprio personale.

E questo significa assumere professionisti disposti ad abbracciare uno scenario di formazione costante, disposti e in grado di imparare nuove conoscenze e competenze.

Questo significa anche non potersi aspettare di spuntare le caselle di tutte le competenze tecniche richieste, così come per quelle inerenti il lavorare in team e le relazioni interpersonali.

Questa, però, non è una soluzione veloce.

Una soluzione più veloce è di offrire di più – in termini di denaro, stile di vita, luogo di lavoro – per rendere la propria impresa più appetibile per i talenti esistenti sul mercato del lavoro.

Questo approccio si adatta ad alcune imprese, ma richiede una mentalità per cui è chiaro che il settore IT giuochi un ruolo fondamentale nell’infrastruttura dell’impresa stessa.

Credo che qui il vero problema sia l’accoppiata “velocità e basso costo”…

Come opera LPI per diminuire la mancanza di competenze IT?

Operiamo in diverse maniere.

Per esempio, gestiamo programmi di formazione per educatori e datori di lavoro nel campo Open Source.

Aiutiamo a predisporre in una organizzazione i relativi programmi di formazione: tra l’altro quest’anno inizieremo a rilasciare dei materiali formativi gratuiti.

Inoltre forniamo costante supporto in termini di formazione continuata e nel far incontrare i datori di lavoro con i talenti di cui hanno bisogno.

Siamo interessati a supportare posizioni di apprendistato e stage nel settore IT, ma anche formazione diretta e programmi di volontariato.

In terzo luogo, stiamo espandendo il nostro programma volto a supportare una introduzione precoce alle tecnologie Open.

Abbiamo registrato un grandissimo successo del programma di Certificazione Linux Essentials e lo stiamo espandendo perché includa anche temi quali Internet of Things (IoT)/embedded e sviluppo web.

Il tutto incentrato sulle opzioni tecnologiche a disposizione Free e Open.

In breve, stiamo lavorando a un sistema introduttivo più agile, che possa inserirsi facilmente in curricula già molto corposi.


Questo è invece ciò che Lawrence Jones, CEO di UKFast, ha dichiarato.

Il divario di competenze è uno dei maggiori ostacoli alla crescita continua in tutto il settore tecnologico.

Ci sono alcune iniziative incredibili là fuori per incoraggiare più persone a intraprendere una carriera in tecnologia, come Code Club.

Queste iniziative danno ai giovani la possibilità di mettere le mani sul “dietro le quinte” della tecnologia con cui sono così familiari.

Anche le qualifiche tecniche e professionali, compresi l’apprendistato, stanno avendo un impatto sempre maggiore, riducendo il divario domanda/offerta nelle competenze digitali. In definitiva, ha perfettamente senso dare agli studenti l’opportunità di sperimentare il lavoro con tecnologie all’avanguardia non appena terminano i loro corsi.

A volte c’è ancora una riserva contro l’apprendistato, con studenti spinti verso università da scuole, college e le loro stesse famiglie, ma vediamo lo slancio e la fiducia che questi giovani costruiscono nel lavoro. Sono spesso molto più avanti dei laureati, dopo tre anni passati nell’ambiente giusto.

Le università, ovviamente, forniscono una piattaforma incredibile per fornire ai giovani le competenze di cui hanno bisogno tra i professionisti, ma dobbiamo garantire che le aziende lavorino a stretto contatto con esse per garantire che le competenze e la capacità di trasmetterle siano trasferibili nel mondo reale.

Manchester in particolare sta svolgendo un lavoro straordinario nel coltivare il talento tecnico nei giovani, forse perché l’industria qui è così forte: ma c’è ancora molta strada da fare.

Per realizzare realmente le opportunità offerte dalla tecnologia digitale, il governo deve investire non solo nel programma tecnico di per sé, ma anche nella formazione degli insegnanti e nei corsi professionali in modo che la prossima generazione abbia le competenze necessarie per eccellere.

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